Ju-Jitsu

Il jū-jitsu o jū-jutsu (柔 術) è un’arte marziale giapponese il cui nome deriva da jū (o “jiu” secondo una traslitterazione più antica, che significa flessibile, cedevole, morbido) e jutsu (arte, tecnica, pratica).

Il jū-jutsu è un’arte di difesa personale che basa i suoi principi sulle radici del detto giapponese “Il morbido vince il duro”. In molte arti marziali, oltre all’equilibrio del corpo, conta molto anche la forza di cui si dispone: nel jū-jutsu, invece, la forza della quale si necessita proviene proprio dall’avversario; più si cerca di colpire forte, maggiore sarà la forza che si ritorcerà contro. Il principio di base, quindi, sta nell’applicare una determinata tecnica proprio nell’ultimo istante dell’attacco subìto, con morbidezza e cedevolezza, in modo che l’avversario non si accorga di una difesa e trovi, davanti a sé, il vuoto.

Storia

L’origine del jū-jutsu è molto antica e la definizione, durante tutto il periodo feudale fino all’editto imperiale del 1876 che proibì il porto delle spade (decretando così la scomparsa dei samurai), si attribuiva alle forme di combattimento a mani nude o con armi (armi tradizionali, cioè spada, lancia, bastone, etc.) contro un avversario armato o meno, praticate in una moltitudine di scuole dette Ryū, ognuna con la propria specialità.

Si distinguevano perciò le scuole dedite all’uso della katana, la spada tradizionale giapponese, quelle maggiormente orientate alla lotta corpo a corpo, fino alle scuole di nuoto con l’armatura, tiro con l’arco ed equitazione. Una caratteristica che accomunava tutte queste scuole era l’assoluta segretezza dei propri metodi e la continua rivalità reciproca, poiché ognuna professava la propria superiorità nei confronti delle altre.

La caduta dell’ultimo shōgun e il conseguente restauro del potere imperiale nel 1868 causarono grandi sconvolgimenti nella vita del Giappone. Il nuovo corso vide la scomparsa della classe sociale dei samurai, che avevano dominato il Giappone per quasi mille anni e il jū-jutsu, in quanto nobile arte, scomparve insieme ad essi; i numerosi dōjō allora esistenti furono in gran parte costretti a chiudere per mancanza di allievi.

Durante il periodo storico chiamato Restaurazione Meiji (1868-1912), si affermò grandemente in giappone un “nuovo” jū-jutsu ideato dal professore Jigoro Kano con il nome di Kodokan Jū-dō, che si proponeva come metodo educativo, insegnato anche nelle scuole come educazione fisica ed inserito nei programmi di addestramento della polizia giapponese.

Nel secondo dopoguerra, anche in seguito all’evoluzione più prettamente sportiva del Jūdō, si riaffermò il jū-jutsu come studio della difesa personale. Il jū-jutsu si diffuse nel resto del mondo grazie a quanti, viaggiando per il Giappone (principalmente commercianti e militari) a partire dall’era Meiji, lo appresero reimportandolo nel paese d’origine.

In Italia

In Italia la FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali) e molti EPS (Enti di Promozione Sportiva) possiedono al loro interno un settore dedicato. di Ju-Jitsu. Nella FIJLKAM gli stili principali praticati sono l’Hontai Yoshin Ryu ed il Metodo Bianchi.

L’Hontai Yoshin Ryu e la leggenda del salice

L’HONTAI YOSHIN RYU è un’antica scuola di jujutsu fondata nel 17° Secolo da Oriemon Shigentoshi Takagi nel nord del Giappone. La scuola Takagi Yoshin Ryu Ju-Jutsu si richiamava all’idea del salice che, grazie alla sua flessibilità resiste alle avversità assecondandole, mentre di fronte alle stesse un albero rigido si spezza. L’attuale Caposcuola è il Soke Kyoichi Inoue Munenori (a destra nella foto), 19° di una lunga ed antica tradizione di Samurai.

La premessa filosofica di questo stile di ju jitsu è espressa dal suo stesso nome:

HON = concreto, reale, vero TAl = corpo YO = salice SHIN = cuore, mente, spirito

Durante l’esecuzione dei Kata (forme), il praticante scopre passo dopo passo i vari aspetti che lo compongono, il ritmo, la distanza, gli angoli, il respiro, aspetti che richiedono il giusto tempo per essere pienamente esplorati.

L’Hontai Yoshin Ryu è una Scuola completa di Ju-Jutsu e Kobudo. Nell’ambito FIJLKAM viene principalmente studiata la parte senza armi, in particolare fanno parte del programma di studio i seguenti 5 Kata: GYAKU NO KATA (leve articolari) · NAGE NO KATA (proiezioni) · OKU NO KATA (leve, proiezioni, atemi, strangolamenti, ribaltamenti, rianimazione) · YOSHIN NO KATA (“forma del salice”) · TANTO DORI NO KATA (difesa da attacchi di pugnale).

Il metodo Bianchi ed il Ju-jitsu Moderno

Una prima fugace apparizione del Jū-jutsu in Italia si deve a Pizzarola e Moscardelli, marinai della Regia Marina, che nel 1908 ne diedero una dimostrazione al Re; fu ancora un marinaio Gino Bianchi, quaranta anni dopo, a riportare il Jū-jutsu in Italia.

Il maestro Bianchi, già campione militare di Savate, era impegnato durante la Seconda Guerra Mondiale col contingente italiano presso la colonia giapponese di Tien Sing (Tianjin) in Cina dove venne a contatto con Jū-jutsu; rimanendone colpito per l’efficacia, decise di diffonderlo una volta tornato in Italia.

L’opera di diffusione iniziò a Genova, e alla fine degli anni quaranta dalla sede storica di Salita Famagosta l’opera di diffusione del Jū-jutsu “stile Bianchi” procedette a pieno ritmo anche grazie alle varie dimostrazioni pubbliche svolte col gruppo dei Kaze Hito (uomini vento).

Dopo la scomparsa del Maestro nel 1964, il “metodo Bianchi” fu codificato suddividendo le tecniche in 5 “Settori” di 20 tecniche ciascuno. Nel programma federale alle singole tecniche, selezionate e ridotte da 100 a 50 per i vari passaggi di grado, si aggiungono i ”concatenamenti” di una tecnica ad un’altra in seguito ad una reazione dell’avversario.

I 5 settori prendono i nomi delle prime cinque lettere dell’alfabeto. Il Settore ”A comprende le azioni elementari che introducono alla conoscenza delle reazioni di un avversario; il Settore ”B” tratta le azioni che attraverso lo studio dello sbilanciamento mirano al caricamento, sollevamento e proiezione dell’avversario; il Settore ”C” esamina le azioni che agiscono sulle articolazioni; il Settore ”D” è dedicato alle azioni sul collo dell’avversario mentre il Settore ”E” fonde le azioni dei primi quattro introducendo azioni più vicine alle applicazioni in difesa personale.

Jū-jutsu agonistico

Il jū-jutsu sportivo oggi è praticato in numerosi paesi del mondo, riuniti a livello continentale nella JJEU (Ju Jitsu European Union) e mondiale nella JJIF (Ju Jitsu International Federation).

Il Jū-jutsu sportivo prevede diverse specialità di gara: il Fighting System (combattimento uno contro uno), il Duo System ed il Duo Show (simulazione di difesa a coppie) e il Ne Waza (combattimento uno contro uno nella lotta al suolo)

Il Fighting System

Il Fighting System è un combattimento che si svolge sul Tatami tra due atleti che indossano solamente il judogi, protezioni paratibia e, per facilitare tutte le fasi del combattimento, protezioni alle mani sottili ed aperte, in modo da effettuare al meglio le prese sia nella lotta in piedi che in quella a terra. All’inizio del combattimento, gli atleti si affrontano con atemi (colpi a distanza di calcio o pugno) in quella che viene definita Prima Fase, sino a quando uno dei due atleti effettua una presa sul judogi dell’avversario passando alla Seconda Fase. Una volta che un atleta sceglie e riesce ad afferrare il suo avversario è vietato sferrare alcun colpo, fin tanto che persiste una qualsiasi presa. Nella Seconda Fase l’obiettivo di ciascun atleta diventa effettuare una proiezione dell’avversario utilizzando tecniche opportune (Nage-Waza). Una volta che uno dei due contendenti ha effettuato una proiezione dell’avversario o entrambi finiscono a terra, il combattimento continua nella Terza Fase in cui l’obiettivo è immobilizzare l’avversario al suolo (osae-komi) o costringerlo alla resa tramite leve articolari (kansezu-waza) o strangolamento (shime-waza).

Nel combattimento a distanza gli atleti sono vincolati a rispettare un controllo dei colpi. Questa regola permette agli atleti di esprimere al meglio le loro capacità tecniche nella lotta, senza contaminarla con colpi che andrebbero a limitare l’aspetto tecnico di questa fase. Nelle altre fasi è vietato l’uso dei colpi e gli atleti devono utilizzare tutta la loro arte di lottatori per sottomettere l’avversario.

La vittoria viene assegnata all’atleta che ha conseguito il miglior punteggio allo scadere del tempo oppure per superiorità tecnica di uno dei due atleti, ovvero colui che riesca ad eseguire una tecnica perfetta sia nel combattimento a distanza, sia in quello corpo a corpo e sia in quello a terra. In questa circostanza l’atleta avrà dimostrato di essere superiore tecnicamente al proprio avversario in ogni situazione, obbiettivo massimo del JuJitsu: pertanto avrà vinto prima del termine (full ippon).

Il Duo System

Il Duo System è una specialità del jujitsu in cui una coppia (maschile, femminile o mista) simula una difesa da attacchi codificati in tutto il mondo. Le serie sono così suddivise:

Serie A:  prese

Serie B:  avvolgimenti

Serie C:  calci e pugni

Serie D:  armi (coltello e bastone).

La gara è un confronto tra 2 coppie valutato da una giuria di 5 arbitri di sedia che, in base ad attitudine, efficacia, velocità, controllo, potenza, realismo e varietà assegnano un punteggio da 1 a 10. Vince l’incontro chi nella somma totale ha ottenuto il punteggio più alto.

(liberamente adattato da: Wikipedia)